Il miglior bistrot in Italia? A Firenze Il Borro Tuscan Bistro lancia la sfida con una cena a 4 mani

Nel cuore di Firenze, sul lungarno Acciaioli, una interessante proposta gourmet quella de Il Borro Tuscan Bistro, con una formula, quella del bistrot poco diffusa, ma amata, anche in Italia. Il piacere, e gusto, di provarlo, in una cena a 4 mani con chef di livello

Poco prima delle festività di Natale a Il Borro Tuscan Bistro di Firenze, si é tenuta una cena degustazione a 4 mani ad opera di Andrea Campani, Executive Chef dell’Osteria del Borro, supervisor della cucina dell’omonimo gruppo e dello Chef bistellato Nino Di Costanzo del ristorante Danì Maison ad Ischia.

A ll Borro Tuscan Bistro abbiamo voluto dar vita ad uno spazio diverso, non tanto per essere artificiosamente anticonvenzionali, quanto per emanciparsi da schemi o etichette prestabilite. Un’idea semplice ma controcorrente: quella che si possa assaporare un brunch, un aperitivo o una cena mantenendo comunque sempre alta la qualità, una qualità con forme e tempi differenti dall’usuale Sito Il Borro Tuscan Bistro

Una cena per celebrare sia la nuova sala del ristorante di Lungarno degli Acciaioli, Il Borro Tuscan Bistro, sia la grande amicizia tra i due Chefs.
Dopo varie sfiziosissime entrées – alette di farro bio dell’orto del Borro, pesto di pomodori secchi ed olive, polenta soffiata, crema di parmigiano e tartufo nero, polpette di lampredotto su crema di bietole -, iniziamo con una tartare di gambero rosso all’arancia e foglie d’oro. La dolcezza del gambero viene inizialmente accompagnata ed a fine lingua contrastata dall’acidità dell’arancia donando al palato una sensazione di freschezza e ripulendo la bocca pronta ad accogliere il prossimo boccone.

Continuiamo con un doppio raviolo di coniglio con mozzarella affumicata e parmigiano. Apprezzamento particolare va alla porosità della pasta con la quale é stato fatto il raviolo, che facilita l’integrazione dello stesso con il suo condimento. Arriviamo al piccione con purea di castagne, cicoria e scalogno in agrodolce. Non amo il piccione, lo ammetto, ma era un piatto eseguito alla perfezione a partire dalla cottura sino ad arrivare alla purea di castagne, ciò che ho amato di più in questo piatto. Come dessert mousse di yogurt e frutti rossi. Leggera, spumosa, fresca ed il cake crumble sulla mousse rende piacevole ogni successivo assaggio.

La sorpresa finale dello Chef Di Costanzo lascia tutti di stucco, facendo servire un apparentemente semplice spaghetto ai tre pomodori freschi e basilico appena dopo il dessert. Un dejà vù per molti ristoranti stellati ma, vi assicuro, sono regali che si accettano sempre molto volentieri.
I vini in degustazione per la serata: Bolle di Borrorosé Metodo Classico 2014 (60 mesi sui lieviti), Petruna 2018 (Sangiovese in anfora), Polissena 2018, Vin Santo del Chianti Occhio di Pernice 2013.

Un’esperienza elegante ed affascinante nel blending di due diverse filosofie di cucina e di straordinarie materie prime così diverse ed allo stesso tempo così simili da essere facilmente intervallabili. Del resto é facile quando si parla d’eccellenze. La location affacciata sull’Arno d’argento e Firenze hanno fatto la loro parte, perché Firenze… è sempre Firenze!

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